Le pesanti repliche inviate da parte.pubblica@unipd.it nella mail del 4 febbraio 2019 – omettendo di dire che nel 2018 è stata eletta una nuova RSU dei lavoratori e parlando di “maggioranza” di sindacati che in realtà sono minoranza – dimostrano come maliziose omissioni e ingenui errori riescano a falsare quella che sembra comunicazione “istituzionale”:

Esempio 1
La Parte pubblica affermando che l’accordo di dicembre “è stato sottoscritto dalla maggioranza delle sigle aventi titolo alla firma, ovvero tre sigle su 5 (RSU compresa che non lo ha sottoscritto)” mente o sbaglia 3 volte:

  • mette sullo stesso piano i 5 sindacati rappresentativi a livello nazionale (soggetti esterni) alla RSU di Ateneo, l’unico soggetto eletto dal 100% del PTA;
  • parla di “maggioranza” delle sigle, senza spiegare che i 3 firmatari sono in realtà minoranza in Ateneo;
  • sostiene che 5 sigle + 1 RSU = 5 (!?): un lapsus che spiega più di mille discorsi.

Esempio 2
La Parte pubblica omette di dire che, dopo la sottoscrizione del contratto integrativo a febbraio 2018, è stata eletta una nuova RSU che ha disdetto il contratto integrativo (peraltro già decaduto con l’entrata in vigore del nuovo CCNL), non appena si sono concretizzate, in termini di notevoli disparità di incentivi premiali, le criticità già evidenti dell’attuale sistema di valutazione.

Esempio 3
La Parte pubblica non dice (forse nemmeno a se stessa) che nei “molti incontri” di contrattazione non si è mai parlato di contratto integrativo se non per ripetere come un mantra infinite volte: non vogliamo trattare il fondo accessorio 2018 perché “il contratto sottoscritto a febbraio 2018 ha già stabilito come destinare le risorse tra i vari istituti”.

Esempio 4
La Parte pubblica non dice nemmeno che la
nuova RSU, oltre a disdire e criticare il contratto integrativo, ha avanzato nuove proposte approvate collegialmente e condivise in assemblea con il personale e in sede di contrattazione.

Esempio 5
La Parte pubblica, quando sottolinea che l’accordo non sottoscritto dalla RSU destina 115.000 € all’IMA (su gentile concessione…), non dice che in forza del contratto integrativo (decaduto, disdetto e contestato) nel 2018 le somme destinate alla valutazione aumenteranno di circa 200.000 €.

Esempio 6
La Parte pubblica non dice nemmeno che a dicembre ha fatto sottoscrivere, sempre a qualche sindacato di minoranza (CGIL, CISL e UIL), anche un accordo sul Fondo Comune di Ateneo che aumenta ulteriormente le somme distribuite in base alla valutazione del 2018 e per metà in proporzione alla categoria gerarchica di appartenenza (B < C < D < EP), nonostante l’evidenza, insanabile a breve, di uno scollamento tra categoria di inquadramento e reale posizione lavorativa.