Gli esiti fallimentari del sistema di valutazione 2017, assieme alle lungaggini del processo di riorganizzazione, sono le ragioni per le quali la nuova RSU ha disdetto il contratto integrativo (il 19 Luglio 2018).

La “neutralizzazione” degli effetti economici della valutazione introdotta dalla Parte pubblica, essendo limitata solo al 2017, in realtà è stata l’ennesima conferma che non c’è nessuna volontà concreta di cambiare rotta, di rivedere il sistema di valutazione attraverso un processo condiviso con tutto il personale interessato.

Il trascorrere del tempo ha accentuato anche la disparità di trattamento nell’attribuzione delle indennità tra amministrazione centrale e dipartimenti, dovuto al protrarsi del processo di riorganizzazione e pesatura dei Dipartimenti (the NeverEnding Story).

Anche se con gravissimo ritardo, è sempre più urgente ripartire dalla proposta della RSU (ottobre 2018) e riscrivere  un nuovo contratto integrativo, a partire dalla distribuzione del Fondo accessorio 2018 e del Fondo comune 2018, sulla base delle seguenti linee programmatiche:

  1. Programmazione triennale di procedure di progressione economica (PEO) per tutto il personale, sulla base di un regolamento che stabilisca con largo anticipo e in modo condiviso criteri di selezione oggettivi ed equi;
  2. Riduzione degli effetti economici della valutazione (fatti salvi i limiti di legge) ed estensione ai direttori di struttura (performance organizzativa e valutazione del superiore gerarchico);
  3. Ricostituzione fondo IMA (indennità mensile accessoria) drasticamente ridotto nel 2017;
  4. Eliminazione di differenze legate alla categoria di appartenenza (B, C, D, EP) in sede di incentivazione premiale, privilegiando l’istanza perequativa a favore dei redditi più bassi.